La caccia al tartufo

19 Dic 2021 | Enogastronomia

La tradizione della caccia al tartufo nel Chianti

“Un uomo e un cane stretti in un’alleanza indissolubile, che sfidano l’oscurità della notte, la pioggia, il gelo, che vivono un’avventura sempre uguale nei secoli ma ogni volta rinnovata dalla smania di ritrovamento di una preda che ha il sapore del gesto compiuto, dell’epilogo il cui profumo la rende unica e impareggiabile: il tartufo”.

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Così Andrea Daprati, in “Tartufi, cani e tartufai”, descrive questa tradizione antica, anche qui nel Chianti, il cui nucleo risiede proprio nel rapporto tra uomo e cane. L’essenza della caccia al tartufo.

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Un gioco di simbiosi

Si dice che quest’alleanza, questo rapporto di reciproca collaborazione, abbia avuto inizio intorno al 1380, benché le sue vere origini siano probabilmente ancora più indietro nel tempo.

Il legame, stretto e speciale, che si sviluppa fra il tartufaio e il suo cane necessita di lunghi anni, di grande dedizione e amore, di condivisioni, ed equivale al rapporto che si crea in natura fra la pianta e il tartufo: una simbiosi tra un fungo e le radici di un albero, una unione estremamente vantaggiosa per la salute dell’ecosistema, ma fondamentale anche per l’evoluzione delle diverse specie di tartufo e per la selezione dei loro tratti specifici.

Per cercare il tartufo… ci vuole il tartufo

La ricerca e la raccolta del tartufo devono avvenire nel rispetto della salvaguardia dell’ambiente naturale. Infatti, un cane ben addestrato, con la sua intelligenza e il suo finissimo olfatto, riesce a individuare il punto esatto ove è localizzato il tartufo, quello più maturo; e questo è fondamentale per non alterare l’equilibrio ecologico e non danneggiare le altre radici micorrizate. Non è un caso se in cinofilia il termine scientifico per indicare il naso del cane è proprio la parola “tartufo”.

Possiamo quindi parlare dell’arte della caccia al tartufo, che l’uomo e il cane affinano con il tempo, ma che è in grado di regalare momenti unici, carichi di gioia, amore, soddisfazione. E anche quando riserva delusioni, rimane un’azione magica e misteriosa, ricca di fascino ed emozione, in cui si intrecciano sguardi rubati, frasi bisbigliate, scodinzolate, leccate e carezze.

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